La Mala, come utilizzarla

La Mala è un rosario, utilizzato nel buddismo e nell’induismo, composto da centootto grani, più uno (di solito leggermente più grande, o di forma o materiale diverso dagli altri) al quale è attaccato un pennacchio.

Perché proprio 108 grani?

Ci sono diverse teorie sul perché siano stati scelti proprio 108 grani.

La più probabile è che il numero vada interpretato nei suoi tre componenti:

  • 1: La Verità
  • 0: Il Samadhi, ovvero il fine ultimo della meditazione, lo stato di coscienza che si ottiene attraverso l’unione totale con l’oggetto della meditazione
  • 8: L’Eterno

C’è anche da dire che l’alfabeto sanscrito ha 54 caratteri, ognuno dei quali ha uno Shiva (maschile) ed una Shakti (femminile), in tutto dunque 108 caratteri. In Sanscrito sono scritti tutti i testi sacri dell’induismo, e dunque è considerata essa stessa una lingua sacra.

Ma a cosa serve la Mala?

La Mala serve a “tenere il conto” dei mantra pronunciati durante la meditazione. Come nel rosario cristiano, si passa da un grano all’altro una volta terminato il mantra, fino a che non li abbiamo finiti.

Come si usa la Mala?

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Quando si inizia la meditazione si parte da uno dei grani accanto al pennacchio e si sgrana la Mala fino a tornare al pennacchio, che non deve essere mai “saltato”, se si vuole fare un altro giro di Mala si torna indietro.

Nel Buddismo si va sempre in senso orario, usando solo la mano destra e solo il dito medio (che rappresenta la purezza) ed il pollice (Dio). L’indice (che rappresenta l’ego) ed il mignolo ( la pigrizia), non dovrebbero mai toccare la mala.

Come scelgo il mio mantra?

A seconda di quello su cui si vuole meditare il mantra cambia.

Poniamo che si voglia lavorare sul primo chakra, il mio mantra sarà sarà LAM, ovvero la sillaba sacra di questo chakra,. Potrò anche ripetere la frase “io sono”, ovvero verbalizzeremo il diritto legato al chakra della radice.

Ogni chakra ha un suo mantra:

  • primo: Lam, oppure il diritto Io sono
  • secondo: VAM, Io sento
  • terzo: RAM, Io posso
  • quarto: YAM, Io amo, Io mi amo
  • quinto: HAM, Io dico, Io creo
  • sesto: OM, Io vedo
  • settimo: OM, IO credo, Io so oppure il silenzio

Tra i mantra impersonali (ovvero non creati appositamente per uno scopo) il più famoso è forse il tibetano OM MANI PADME HUM, il cui significato è O gioiello che sei sul fiore di loto, concedimi tutte le realizzazioni, e viene recitato per ottenere la liberazione in senso spirituale, cioè la liberazione dalle sofferenze e la pace della mente.

Anche nell’ Ho’oponopono si utilizza la Mala, in quel caso il mantra sarà “Scusa, grazie,ti amo” (nell’Ho’oponopono occidentale), oppure “Mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo”.

 

3 commenti:

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