Ciò che cerchi è là dove ti trovi…(?)

Mi sembra di star cercando da una vita, e forse adesso inizio a trovare.

Cercavo una professione, un’identità, un essere me e solo me.

Adesso ho una professione (?), un’identità (?) e sono me e solo me(?).

Ok, diciamo che sono un po’ più vicina alla risposta a queste domande…

Sempre a patto che, ad un certo punto, si possa onestamente dire di aver trovato tutto quello che si cercava, e, dunque, si può anche smettere di cercare.

A dirla tutta mi auguro di no, mi auguro di non smettere mai di pormi domande, e dunque di crescere.

Detto questo, diciamo che ho trovato un fil rouge, che si snoda lungo la mia vita.

In tempi non sospetti, quando il Counseling non sapevo neanche cosa diavolo fosse, la meditazione mi pareva una perdita di tempo ed il sistema energetico una diavoleria di stampo magico, il mio interesse era completamente assorbito dalle religioni, e dalla filosofia.

Ed infatti mi sono laureata in Filosofia con specializzazione in Filosofia delle religioni.

Che strano scoprire anni dopo che in realtà avevo imboccato una strada che naturalmente mi avrebbe portato dove sono ora, al lavoro che faccio alle mie nuove passioni.

Quello che cercavo, in realtà, era già in fieri nel mio percorso di studi, nell’esame di filosofie dell’India, in quelli di psicologia generale, pedagogia ed antropologia filosofica, ma soprattutto nel mio sceglierli!

Nella scelta dell’argomento di tesi: un filosofo, Buber, che fa della relazione (“lo scopo della relazione è la sua stessa essenza, ovvero il contatto con il Tu”) il fulcro del suo pensiero, e della sua interpretazione di una corrente mistica dell’ebraismo, il chassidismo.

Nelle storie dei chassidim, che a tratti ricordano la maieutica socratica che, in un certo senso, anticipa il metodo rogersiano di counseling.

Quello che cercavo, in realtà, era già là dove mi trovavo. Dovevo solo dissotterrare, come il protagonista di questa storia Chassidica:

Là dove ti trovi

Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia.
Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale.
Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato.
Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin li dal suo lontano paese.
Il capitano scoppiò a ridere: “E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch’io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l’altra metà Jekel!”.
E rise nuovamente.
Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata “Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel”. “Ricordati bene di questa storia – aggiungeva allora Rabbi Bunam – e cogli il messaggio che ti rivolge: c’è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare”.

 

Chi lo sa, magari anche quello che stai cercando tu è già là dove ti trovi!

 

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